proteo danza verticale

Il Progetto Proteo è un percorso di ricerca iniziato nel 1999 dalla coreografa Wanda Moretti e dal musicista e compositore Marco Castelli.
E’ un evento unico i cui punti focali stanno nell’utilizzo del luogo nel quale si realizza. La musica per sassofoni, loops e live electronics accompagna dal vivo lo spettacolo.
La compagnia Il Posto ha sviluppato in questi anni creazioni coreografiche su spazi verticali danzando su facciate di edifici, ponti, torri, fari, chiostri ma anche teatri, edifici industriali, cave, discoteche, in una trasformazione continua, così come Proteo e il significato della sua figura mitologica.
E’ un progetto d’integrazione tra movimento, suono e ambiente, è la relazione tra uomo e spazio a partire dal concetto che tutto è movimento.

Attraverso un percorso costituito da diverse tappe, il Progetto Proteo si è trasformato in una creazione tuttora mutevole e forte di una struttura portante. Accanto a coreografie e musiche appositamente composte svolge una funzione fondamentale la collocazione architettonica che determina l’unicità dell’evento e la sua identità.

Il progetto è dedicato a Proteo e nasce sull'idea di trasformazione. La struttura coreografica e spaziale e la scelta musicale e acustica preparate si fondono con il luogo della performance. Lo spazio nel suo aspetto antropologico, sociale, culturale e architettonico partecipa all'evento e diviene l’unico luogo possibile della rappresentazione.

In riferimento al mito, PROTEO è inafferrabile perché perennemente mutevole. Solo colui che non ne teme le trasformazioni può incontrarlo nella sua forma originaria e riceverne la profezia.

Proteo figlio di Oceano, era il guardiano delle foche di Poseidone. Da lui si recavano coloro che volevano sapere il futuro. Per potergli parlare dovevano riuscire ad afferrarlo poiché egli assumeva forme diverse….

Rapportandosi al mito, lo spettacolo segue percorsi diversi per raggiungere una dimensione che unifichi suono, spazio e movimento.
Architettura come spazio teatrale per eccellenza, nell’antica concezione del ‘luogo della scena’. L’ambiente quale scenografia ricca di segni e di presenze, terreno uguale e contrapposto all’arte contemporanea. Lo spazio abitato da noi, abitanti di questo secolo che muoviamo uno spazio antico.

[.. il movimento è, in qualche modo, un’architettura vivente, vivente in quanto soggetta al cambiamento delle posizioni sia al cambiamento di coesione.
L’architettura è creata da movimenti umani e costituita da tracciati delineanti forme nello spazio … Rudolf Laban]

 

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